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Pseudocattolica

Il seme del peccato che germoglia...
nelle nostre coscienze insieme al senso di colpa...
seminato più o meno involontariamente
da questa nostra assurda cultura..
pseudocattolica....

(il senso di colpa)
Che lo si voglia o meno cresce...
come una pianta,come gramigna...
si attacca alla nostra valutazione di noi stessi...
e della nostra quotidianità...

Orrenda catarsi che distoglie
dal benessere naturale dell'esser vivi....
Aberrante matrice che rosicchia il piacere
d'esser ciò che si è...

IL SEME DEL PECCATO CHE GERMOGLIA...
NELLE NOSTRE COSCIENZE INSIEME AL SENSO DI COLPA...
...PSEUDOCATTOLICO

Devastante,deviante lente
che filtra la realtà
attraverso un senso del peccato che lede...
la bellezza intrinseca della vita pseudocattolica...!!!!

IL SENSO DEL PECCATO CHE LEDE...
LA BELLEZZA INTRINSECA DELLA VITA!!!!...

...pseudocattolica...

IL SENSO DEL PECCATO CHE LEDE....
LA BELLEZZA INTRINSECA DELLA VITA!!!!

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Nasce da una frase che Massimo scrisse a Sara via mail, e Sara non ricorda neanche cosa scrisse ma ricorda che andando a piedi in sala prove ebbe l'idea del testo e se lo appuntò sul telefono camminando.
Ricorda che da bambina era veramente un peso andare al catechismo, era molto timida ed avere a che fare con bambini che non conosceva era pesantissimo, in più tutte quelle cose che le raccontava il sacerdote sulla vita di Gesù, le domande assurde che le faceva, quel senso di giudizio che sentiva nell'aria: da una parte la affascinavano e dall'altra la spaventavano.

Parlava di gramigna cattiva che rubava lo spazio e la vivibilità all'erba buona, parlava di semini di senape piccolissimi che però una volta germogliati creavano una pianta capace di produrre altri tantissimi semini minuscoli, e lei senza accorgermene iniziava a formare la sua visione, la loro visione della vita dividendo lo sbagliato dal giusto, il buono dal cattivo.

Viviamo in una società e soprattutto in un paese in cui la nostra religione ufficiale e quindi, volente o nolente, anche tutta la nostra cultura sociale, ci abitua a concetti molto separati di ciò che va fatto e di ciò che non va fatto; ma la realtà dei fatti è che si basa molto sull'ipocrisia di questi concetti.

Da qui: società pseudocattolica dove tutti all'apparenza rispettiamo certi canoni quando poi in realtà svolgiamo le nostre vite senza la reale etica di fondo che certi precetti dovrebbero invitarci a fare.

Il pezzo però si soffermo soprattutto sul fatto che questa antitesi tra buono e cattivo ci infligge una tremenda condanna: quella del senso di colpa, e l'idea orrenda di fare qualcosa di sbagliato se si segue il proprio naturale istinto.
La verità è che ci sono molte cose brutte nel mondo e dovremmo fare scelte personali caricando solo su di sé la responsabilità delle conseguenze. Così facendo non ci sarà né inferno né paradiso, nessuno tranne noi stessi ci potrà giudicare, e la nostra vita seguirà la nostra etica senza darci l'opportunità di lamentarci di altri che ci hanno condizionato. Siamo noi a farci condizionare se non si ha il coraggio delle proprie azioni.

Non c'è chiesa che ci può condannare, non ci sono dèi che ci possono infliggere sofferenze eterne: ci siamo noi che scegliendo strade sbagliate distruggiamo la nostra stessa vita. Siamo liberi di scegliere, di cambiare, di creare e di distruggere; abbiamo una vita straordinaria tra le mani che ce l'abbia donata un Dio o un Universo non è importante: è importante viverla a pieno, non sprecarla, è importante fare il possibile, è importante farne tesoro senza mortificarla, senza reprimersi, senza temere giudizi perché il tempo corre veloce e “meglio provare che rimpiangere”.

Gli unici che dobbiamo rispettare siamo noi stessi quando scegliamo. Libertà di scelta sempre, né diavoli né angeli: siamo esseri umani, e vivere è quello per cui siamo nati!
È più semplice di quanto si pensi.

Parlando di argomento religioso, è stata creata un'introduzione in cui il suono di un campanile accompagna un tipico canto religioso, in latino, allungato dai delay come se fossimo all'interno di una vecchia chiesa; questo ci conduce ad una strofa tirata dove il basso suonato in slap spinge il groove insieme alla batteria. La chitarra accompagna e sottolinea la melodia della voce.

I ritornelli portano ad un' atmosfera diversa: la batteria diventa elettronica suonando un beat quasi da musica disco seguita dal basso e dalla chitarra che suona un riff dissonante e d'impatto che, insieme ai cori, valorizza la linea vocale caratterizzata da una linea melodica che fa un tutt'uno con gli altri strumenti. Il bridge si distende quasi a voler far riprendere fiato prima dell'ultima corsa, il ritornello finale e la chiusura con accordi pieni, puramente rock, l'urlo che recita mea culpa quasi a volersi liberare. Il tutto mantenuto in ambito “religioso” da un synth vocale inserito in fase di registrazione da Leonardo, che colora ancora di più l'atmosfera del pezzo.

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