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Di-Gestione

Ragazzina allo specchio
volto deturpato da vomito e trucco colato
perversa,disperata e orripilante
con torbida espressione e tetra apparenza...
ti trovi bella, magnificamente sconvolta dalla tua malattia.

Bulimia: oscura cavità nella quale ti insinui,
corrotta dipendenza auto imposta.
Ti procuri il rigetto
in un caldo ossessivo brutale gioco con te stessa....
Le nocche delle mani sanguinano a contatto con i denti
I calli ormai visibili sono da nascondere...
nessuno deve sapere del tuo perverso gioco che pare innocuo

Tu sola riempi il silenzio con ansioso ingozzarti
     mentre mangi in fretta le voci tacciono
     i sentimenti si oscurano....
     Mentre mangi in fretta le voci tacciono ...e non c'è più gioia...e non c'è più dolore
     non c'è più gioia...non c'è più dolore....

     Mentre mangi..
     il presente si ammassa su sé stesso
     un buco nero d'inerzia forzata...
     un dramma che si consuma,si comprime in un tempo che scompare
     in un tempo che sembra non scorrere più...
     mentre mangi tutto si ferma...
     tutto tace...silenzio...

     mentre mangi tutto si ferma...
     ingozzarti è far tacere il silenzio...

ingozzarti è riempire quell'orrendo silenzio...vuoto...

Ti senti bella ora ragazzina deturpata da te stessa
Ti senti adulta ora ragazzina devastata nel tuo corpo
(Bulimia:)
illusione di controllo della vita
illusione... di-gestione di sé!

-

È un pezzo potente, ossessivo, volutamente violento e oscuro. Un tunnel, lo stesso tunnel che percorreva Sara ingozzandosi di cibo ai tempi della bulimia.

A ventitré anni era una ragazzina, ma credeva di essere una persona adulta. Non capiva neanche la sua sofferenza, ma la reiterava gratuitamente tre o quattro volte al giorno, auto-infliggendosi il vomito. Era così abituata a soffrire che cercava ogni via per mantenere quello stato di disagio, non sapeva cosa volesse dire la luce fino a che non ha visto la sua oscurità, o meglio tutto il vuoto che la componeva.

Voleva implodere, scomparire, probabilmente senza accorgersene morire. Voleva fare in modo che l'oscurità la inglobasse a sé; mangiare in maniera compulsiva le dava una scossa di proibito e di intorpidimento dei pensieri che la illudeva di scomparire. Con la magrezza in un certo senso si scompare, ma lei non voleva solo quello: voleva maledirsi, si guardava allo specchio tutta sporca, col trucco colato che solcava il volto e si trovava perversamente bella, una strega durante un maleficio!

In realtà non capiva ancora niente della sofferenza: pensava di salvarsi ed invece si uccideva. Uccideva ogni barlume di vitalità, si autodistruggeva, ed era persino convinta di vedersi più bella! È un urlo,uno strappo, un macerarsi dentro e fuori, con la convinzione di riuscire a gestire la propria vita attraverso la misurazione del cibo, attraverso l'esagerazione e l'astensione.

Essersi resa conto che rovesciava su se stessa l'odio, la rabbia, e la mancanza d'amore che percepiva intorno è stato illuminante, aver capito che poteva essere felice, che la luce esisteva, bastava voltare lo sguardo, cercare altrove, costruire qualcosa di nuovo altrove e che poteva voler bene a se stessa, è stato come rinascere una seconda volta!

Siamo liberi di scegliere, e possiamo gestire e digerire la nostra vita e la nostra personalità. Volersi bene significa accettare tutto: passato, presente, difetti, bruttezze, ogni lato di noi, ritrovando la volontà di vivere in pienezza!
Non facciamoci ingoiare dalla paura della vita, da quello che è stato in passato, dalle delusioni e dalla paura, dal senso di vuoto da riempire a tutti i costi, dall'abbandono, dalla morte, dagli affetti non corrisposti, e scrolliamoci di dosso ogni tipo di dipendenza, perché certe malattie come la bulimia sono una dipendenza psicologica dalle nostre convinzioni e da quello che percepiamo come bello o brutto fisico e morale!

La magrezza è solo un pretesto: in realtà in certe malattie quello che non si accetta è la propria vita e se stessi. Digeriamo noi stessi e gestiamo la nostra vita: da qui Di-Gestione.

Di-Gesione è un pezzo cupo, rabbioso e per certi aspetti claustrofobico con suoni ed atmosfere che richiamano il nu-metal. Musicalmente nasce da un giro di chitarra, minimale. Note tra loro dissonanti perché nate già con l'intento di creare qualcosa di sinistro, oscuro che esplodesse poi in qualcosa di veramente violento.
La voce colpisce nel segno disegnando un' atmosfera claustrofobica e buia rendendo l' idea del disagio di cui si parla nel brano, passando da parti melodiche e pulite a momenti di rabbia pura.

È uno dei primi pezzi scritti dal gruppo, ma non è stato inserito nel primo album: non era ancora il momento. E quindi è stato in caldo per due anni, perfezionato dall'aggiunta di effetti, per esplodere su Non Pratico Vandalismo.
All'epoca della scrittura di questo pezzo il Carico non aveva ancora un vero e proprio pezzo pesante. Ma Simone e Massimo scalpitavano all'idea di colpire i loro strumenti con cattiveria. E quindi crearono l'attacco di questo pezzo, che come si sente parte piano, spettrale, e di colpo esplode in un frastuono degno delle band che piacciono tanto al gruppo.

Poi tutti insieme hanno montato la strofa, arricchita da un giro di basso preciso e ossessivo, scuro, quasi ipnotico. Il bridge è composto da una linea di basso che sottolinea le battute significative della batteria, mentre feedback di chitarra creano l'atmosfera nella quale Sara recita il suo mantra.

Il finale, come spesso nelle sessioni di improvvisazione del Carico, nacque quasi per caso. Massimo aveva voglia di una parte stoppata, violenta. Sacha e Simone l'hanno subito accontentato. Nei mesi successivi poi è stata inserito il riff poco prima del finale, perché come si sa, nessun pezzo metal può finire senza qualche nota “in più”.

IlCaricodeiSuoniSospesi.It